Non avere tempo è una perdita di tempo

bianconiglio1

Non avrò tempo di lavarmi i capelli. Non avrò tempo di farmi una doccia. Nemmeno il tempo per pranzare seduta. O quello di stare sul divano davanti alla tv la sera, con il marito a fianco.
Figurarsi se poi ci sarà il tempo per leggere.

Me lo dicevano tutti. E pure io lo sapevo che forse, molto forse, avrei avuto a malapena il tempo per piangere un po’ e lamentarmi con qualcuno. Il tempo lo avrebbe risucchiato tutto la meraviglia di casa; se lo sarebbe preso per intero, quello mio e quello di mio marito, ogni minuto ogni secondo ogni istante, sarebbe stato soltanto suo, come se dal momento della sua nascita se lo fosse comprato. Tutto il nostro tempo sarebbe stato a disposizione di una piccoletta che non avrebbe fatto sconti a nessuno. Continua a leggere “Non avere tempo è una perdita di tempo”

Annunci

Scrivere è fare il brodo

brodo-di-ossa

Una settimana fa abbiamo cominciato con le pappe. Il giorno prima io ero eccitata come quando da bambina si partiva per un lungo viaggio, verso il mare. Non lo so perchè. Forse perché – come il viaggio – questa cosa nuova delle pappe mi faceva affacciare su un ignoto. Una nuova avventura, comunque, con tutti gli imprevisti del caso.

Dare da mangiare è il gesto più eclatante per indurre alla crescita. E’ la prima cosa che fanno gli uccelli quando imboccano i figli di vermi, quando la cagna presta il ventre ancora dolorante per allattare i cuccioli. Forse è questo, prima di tutto, la maternità. Non la gravidanza. Ma una cosa che contiene l’essenza pura della generosità: dare da mangiare. Permettere a chi non sa ancora nutrirsi di non morire di fame.

Comunque, la prima cosa da dare, almeno quella che il mio pediatra ha dato a noi, è: brodo vegetale con carota, zucchina e patata. Mischiato a crema di riso o mais e tapioqua. Un po’ di liofilizzato di carne. Un po’ di olio. Un po’ di parmigiano.
Niente di che. (Se non che quando mischi tutto devi fare a botte coi grumi delle farine).

Continua a leggere “Scrivere è fare il brodo”

Routine

08

Leggendo le lettere di Virginia Woolf mi imbatto in una frase che condivido e che espriime un comportamento che, nel tempo, ho imparato e applicato al mio lavoro; e cioè che per scrivere c’è bisogno di tanta, tanta routine. Ti svegli, fai colazione, magari passeggi un po’ come faceva Simenon, poi ti metti alla scrivania e scrivi.
Oppure scrivi dopo cena, tutta la notte.
Ci sono scrittori che riescono a scrivere solo nei bar, oppure isolati in una mansarda a Parigi; magari sperduti in un paesino nelle Alpi.
Comunque sia, ciò di cui la scrittura ha bisogno sono abitudini. L’idea che l’artista -e lo scrittore nello specifico – sia uno squilibrato che crea grazie all’alcool oppure in orari strampalati a seconda dell’ispirazione, è una chimera. Agli altri piace credere che sia così, ma non è così. Al massimo si può scrivere un solo bel romanzo, in questo modo; ma non affrontare una carriera da scrittore. Perchè non c’è nessuno che ti controlla, nessun cartellino da timbrare, nessuna regola contrattuale che ti costringa a rispettare certi orari. Sei tu e la pagina e in qualche modo le regole devi dartele da solo. In questo caso le regole sono banali anche se difficili da applicare: svegliati, mettiti seduto e scrivi. Fallo tutti i giorni. Per tot ore al giorno. Sempre. Non fa niente che c’è la lavatrice da attivare, la macchina da ritirare dal meccanico, il letto disfatto. In quelle ore lì (che siano soltanto una oppure otto) tu devi scrivere.
Per darsi buone abitudini l’unica soluzione è la routine. Continua a leggere “Routine”