Routine

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Leggendo le lettere di Virginia Woolf mi imbatto in una frase che condivido e che espriime un comportamento che, nel tempo, ho imparato e applicato al mio lavoro; e cioè che per scrivere c’è bisogno di tanta, tanta routine. Ti svegli, fai colazione, magari passeggi un po’ come faceva Simenon, poi ti metti alla scrivania e scrivi.
Oppure scrivi dopo cena, tutta la notte.
Ci sono scrittori che riescono a scrivere solo nei bar, oppure isolati in una mansarda a Parigi; magari sperduti in un paesino nelle Alpi.
Comunque sia, ciò di cui la scrittura ha bisogno sono abitudini. L’idea che l’artista -e lo scrittore nello specifico – sia uno squilibrato che crea grazie all’alcool oppure in orari strampalati a seconda dell’ispirazione, è una chimera. Agli altri piace credere che sia così, ma non è così. Al massimo si può scrivere un solo bel romanzo, in questo modo; ma non affrontare una carriera da scrittore. Perchè non c’è nessuno che ti controlla, nessun cartellino da timbrare, nessuna regola contrattuale che ti costringa a rispettare certi orari. Sei tu e la pagina e in qualche modo le regole devi dartele da solo. In questo caso le regole sono banali anche se difficili da applicare: svegliati, mettiti seduto e scrivi. Fallo tutti i giorni. Per tot ore al giorno. Sempre. Non fa niente che c’è la lavatrice da attivare, la macchina da ritirare dal meccanico, il letto disfatto. In quelle ore lì (che siano soltanto una oppure otto) tu devi scrivere.
Per darsi buone abitudini l’unica soluzione è la routine. Continua a leggere “Routine”

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